Pensieri mattutini
Non so voi, ma dopo cosi’ tanti anni di questo girovagare cercando di portare in luoghi lontani alcuni, secondo la mia modesta opinione, tra i piu’ storici, veri Produttori, Viticoltori; dopo anni di rapporti personali oltre che lavorativi con professionisti del settore nei Paesi Asiatici ed Est Europei e dopo anni di comunicazione, di supporto alla diffusione della nostra cultura e della nostra storia vitivinicola, arrivare a constatare una cosi’ alta presenza sul mercato di vini a mio avviso senza storia, senza “backbone”, che di per se non apportano nessun plus vero alla narrazione dell’essere un viticoltore italiano e al percepito che i vini italiani hanno nel mondo, mi rende alquanto perplesso e devo ammettere anche parecchio deluso ed in certo qual modo, stanco.
Ho come la senzazione, assaggiandone alcuni, di una effettiva deriva verso il puro e mero esercizio tecnico di stile, quasi come un voler inseguire a tutti costi degli stili, per dirla banalmente, facili, che siano alla portata di tutti i palati, e soprattutto che possano adattarsi con giravolte tecniche e stilistiche ai gusti di questo o di quel paese, di questa o di quella popolazione.
Invece di fare un’opera di educazione su cosa e’ davvero la storia del vino italiano e su chi “ha scritto” questa storia, sul valore di chi ha per primo intrapreso le difficili strade che hanno portato la nostra viticoltura e la qualita’ dei vini al livello di eccellenza che tutto il mondo ci riconosce. Invece di comunicare la grandezza della nostra varieta’ territoriale e le sfumature che ogni luogo del nostro territorio sa dare ai vini, molte realta’ e molte di esse nuove, giovani, hanno virato in una direzione che in realta’ va a scontrarsi con tutto quello che ci si racconta ad ogni degustazione, fiera, evento del vino o anche nelle semplice cene fra amici e cioe’ che: “i vini devono raccontare il territorio, devono esprimere cio’ che un luogo, la sua storia e quel vitigno o quel vino in quel preciso e specifico luogo sanno dare. Devono raccontare il pensiero del produttore”.
Ecco tutto questo negli ultimi anni fatico a ritrovarlo in parecchie nuove realta’. E l’aspetto di tutto cio’ che piu’ mi lascia perplesso e’ che nel mondo molti professionisti come sommelier o wine director credino che queste realta’, considerate “hype” siano il futuro del vino. E questi personaggi influenzano a loro volta importatori e distributori.
Quale e’ l’aspetto di tutto cio’ che mi ha spinto a scrivere questo articolo? E’ “LA PERDITA DI IDENTITA'” del vino. La sua totale omologazione a standard ritenuti “fighi, trendy, funky” ma che non hanno nulla a che vedere con la parte vera, connessa al luogo, al vitigno, al terreno. Bevi vini fatti in una regione, in una zona, che sembrano essere prodotti in una regione e zona lontana 1000 km, oppure vini in cui non si riconosce il vitigno e sto parlando di vitigni molto marcanti, come il Sauvignon o il Nebbiolo o il Sangiovese ad esempio
Ma mi si dira’: “ok va bene, tutto corretto, ma dove mettiamo in tutto questo tuo discorso la questione stile del produttore? Dove mettiamo il fatto che ogni tempo ha avuto il suo stile?”
Tutto vero, ma non confondiamo l’idea di vino che ogni produttore ha in mente, il suo sogno di vino, l’obbiettivo che vuole raggiungere con il produrre vini slegati completamente dal vitigno principale e dalla zona di produzione. Non vuol dire che si deve stare fermi e non ci si deve evolvere con i tempi, dico solo che ogni cambiamento deve sempre pero’ ricondurre con nuove sfumature e sfaccettature alla purezza del vitigno e alle caratteristiche intrinseche del territorio di produzione. Fare vini che non raccontano nulla del vitigno, del luogo di produzione e della sua storia ma sono solo l’espressione dell’ego e/o della capacita’ tecnica, per quel che mi riguarda lo ritengo inutile. Con tutto il vino prodotto al mondo faccio a meno senza fatica di questi vini. Ogni epoca ha avuto e ha i suoi visionari e i suoi rivoluzionari, ma questi hanno portato innovazione, plus, hanno portato esperienze nuove e una spinta a migliorare cio’ che il loro territorio e i loro vitigni gli avevano sempre messo a dispozione. Questi produttori con il loro lavoro hanno lasciato e lasciano un segno in tutti noi che lo beviamo il vino e soprattutto questi vini lasciano ricordi indelebili, legati a momenti importanti, legati alla vita quotidiana, regalano sorsi di gioia e esperienze bellissime.
In ogni bicchiere di vino io cerco questo. E concedetemi il fatto di essere stanco di bere vini che non ti trasmettono nulla se non un semplice anche se pur ben fatto “esercizio tecnico e di stile”!
Nella cantina di un iconico produttore a La Morra, Elio Altare, campeggia un cartello con scritto le seguenti parole: “ogni tradizione e’ una rivoluzione ben riuscita”…appunto…che sia ben riuscita!!!
Domenico
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